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Avv Claudia Di Donato

LICENZIAMENTI




L’Avvocato Claudia Di Donato, esperta in Diritto del Lavoro, esercita la propria professione in materia di licenziamenti e trattative e azioni per il recupero del TFR e delle retribuzioni arretrate.




Esercitando la propria attività nel pieno rispetto del Codice Deontologico, Di Donato offre consulenza e supporto legale nella gestione dei rapporti di lavoro tra dipendente e titolare, forte di una pluriennale esperienza da giuslavorista.








Licenziamento


Il licenziamento provoca l’immediata conclusione del rapporto lavorativo tra dipendente e datore di lavoro e si contrappone al recesso del contratto, deciso dall’impiegato, altrimenti detto “dimissioni”.


In Italia, il licenziamento può essere di due tipologie: individuale o collettivo.


Il licenziamento individuale è l’atto mediante il quale un datore di lavoro recede il contratto di uno solo dei suoi lavoratori dipendenti, mentre quello collettivo coinvolge due o più dipendenti e comporta una sensibile soppressione dei posti di lavoro, conseguente ad una riduzione o cessazione dell’attività.


Nella maggioranza dei casi, il licenziamento di un dipendente è concesso dalla legge solo ed esclusivamente in presenza di motivazioni espressamente specificate, tra cui la condotta del lavoratore e la situazione dell’impresa.

Le motivazioni


Nella stragrande maggioranza dei casi, il licenziamento di un dipendente è ammesso solo in presenza di motivazioni giustificate che riguardano la sua condotta o la situazione nella quale versa l’azienda.


La motivazione più frequente riguarda i comportamenti del dipendente, colposi o dolosi, la cui natura non permette la prosecuzione dei rapporti: in base alla gravità del danno, la legislazione italiana distingue il licenziamento per giusta causa e quello per giustificato motivo.


  • La “giusta causasi riferisce ad un comportamento così grave da compromettere definitivamente la relazione e il vincolo fiduciario tra dipendente e titolare (in questo caso, non sussiste neanche il vincolo del preavviso).
  • Il “giustificato motivo è un'ipotesi differente dalla prima e riguarda l’inadempimento degli obblighi di contratto. In questo caso, il datore di lavoro è tenuto a concedere al dipendente il preavviso previsto o a pagarne la relativa somma.



Il TFR: Trattamento di Fine Rapporto


Il TFR, o liquidazione, è una porzione dello stipendio spettante al lavoratore differita alla conclusione del rapporto di lavoro da parte del datore.


In base ad un decreto legislativo del 2005, la nuova riforma sulla previdenza regola la destinazione del TFR ai fondi pensione, attraverso il meccanismo del silenzio-assenso.


I destinatari del TFR sono tutti i lavoratori del settore privato e quelli del settore pubblico rientranti nel “pubblico impiego contrattualizzato” e assunti dopo il 31 dicembre 2000.







Recupero del TFR


L’importo esatto del TFR è erogato dal datore di lavoro che, purtroppo, sempre più frequentemente risulta inadempiente e, al momento della cessazione del rapporto, omette di pagare l’ammontare dovuto.


La prima cosa da fare in questo caso è inviare al datore una raccomandata con la quale lo si metta in mora e lo si diffidi a pagare le somme dovute, entro una determinata data, oltre la quale si procederà per vie legali.


Nell’effettuare tale operazione, è bene affidarsi ad un avvocato esperto del diritto del lavoro come Claudia Di Donato ed eventualmente ad un consulente del lavoro, in modo tale da avere la garanzia di un supporto affidabile e costruttivo.

Si ricorda che il trattamento di fine rapporto si prescrive in cinque anni, ai sensi di quanto esposto nel codice civile. Se invece il TFR è riconosciuto da una sentenza di condanna passata in giudicato, la prescrizione è invece di dieci anni.



Stipendi arretrati


Uno dei diritti del lavoratore è quello di ricevere gli stipendi con regolarità in busta paga ma uno dei principali motivi di attrito rimane la mancata retribuzione o il ritardo nella sua corresponsione.


L’insolvenza del datore di lavoro rappresenta una violazione dell’obbligo contrattuale e costituzionale, dal momento che la Costituzione sancisce il diritto alla retribuzione ed il rispetto dei vincoli contrattuali in base ai tempi di pagamento dello stipendio.

Il datore di lavoro ha l’obbligo di pagare lo stipendio dei propri dipendenti entro il 10 del mese seguente a quello lavorato: ad esempio, lo stipendio di febbraio deve essere presente sul conto corrente del lavoratore entro il 10 marzo successivo.




Come esperta del diritto del lavoro, l’Avvocato Di Donato dedica parte del proprio tempo all’approfondimento e all’aggiornamento in materia, garantendo al cliente un supporto efficace e vincente.




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